Il Consiglio di Stato respinge definitivamente il ricorso dell’ex amministrazione del comune di Nicotera guidata dal Dottor Salvatore Reggio.
La commissione straordinaria (Marcello Palmieri, Eugenia Salvo e Angela Diano) che intanto aveva chiesto ed ottenuto la proroga dal Presidente della Repubblica, resta alla guida dell’amministrazione comunale di Nicotera fino alle nuove elezioni amministrative della primavera del 2013.
Il sindaco Dottor Salvatore Reggio, gli amministratori del consiglio comunale Nicoterese eletto nelle elezioni amministrative del Aprile 2008: Francesco Giofrè, Francesco Capria, Antonio Corso, Mario Giuseppe Italo Solano, Maria Teresa Mercuri, Domenico Battaglia, Paolino Campanaro, Baldassarre Isaia, Umberto Solano, Gaetano Campennì e Domenico Pirelli escono definitivamente di scena.
Dopo la sentenza del Tar del Lazio dello scorso 7 luglio, che rigettava il ricorso proposto in primo grado, arriva secca la decisione del Consiglio di Stato che cancella ogni speranza per l’amministrazione guidata dal dottor Reggio, il quale aveva respinto in modo categorico i contenuti delle relazioni redatte dalla Commissione d’accesso agli atti e dalla Prefettura che erano poste a base dello scioglimento, dimostrando, nella linea difensiva, l’infondatezza dei supposti collegamenti tra amministratori e criminalità organizzata.
Il governatore della Calabria a Milano per presentare il progetto “Museo della ndrangheta” non risponde alle domande della troupe de “Il fatto quotidiano”.
“Sono particolarmente felice oggi per la presentazione di questo importante progetto. In questo percorso il museo e le istituzioni non sono sole”. Lo ha detto il Presidente della Regione Calabria, Giuseppe scopelliti che ha preso parte alla presentazione del progetto scientifico del museo della ‘ndrangheta, tenutosi nella sede dell’Ibm a Milano.(Asca)
Ecco le domande alle quali avrebbe dovuto rispondere:
Due consiglieri regionali eletti nelle sue liste, Zappalà (arrestato perché andava a chiedere voti al boss Pelle) e Morelli (socio in affari con la famiglia Lampada), sono stati arrestati per rapporti con la mafia. Lei era ed è anche coordinatore regionale del Pdl, sceglieva uomini e formava liste. Dove ha sbagliato e perché?
Riguardo all’onorevole Zappalà, in una recente dichiarazione lei ha detto che non sapeva, non immaginava, che bisognerebbe buttare la chiave della cella dove è rinchiuso. In una lettera aperta, la moglie di Zappalà la invita a guardare “alle travi conficcate negli occhi di tante persone che vagano nei territori della politica senza che nessuno decida, non dirò di gettare le chiavi, ma di usarne per fare uscire gli odori malsani che vi stazionano”.
Cinque pentiti, in circostanze di tempo e in occasioni processuali diverse, parlano degli appoggi elettorali delle cosche per le sue campagne elettorali. Cosa risponde?
Paolo Martino, ritenuto dalla direzione distrettuale antimafia di Milano, un boss di ‘ndrangheta, dice di averla incontrata a Milano qualche anno fa per aiutarla a stabilire contatti con Lele Mora.
E’ vero che la sede del suo comitato elettorale nel 2007, quando era candidato a sindaco di Reggio Calabria, le fu offerta gratuitamente da Gioacchino Campolo, il re dei videopoker, oggi in galera?
Cosa ci può dire del buco di bilancio da 170 milioni di euro scoperto dalla Procura di Reggio e dagli ispettori del Ministero del Tesoro, e del suicidio della superconsulente dottoressa Orsola Fallara?
Pensa davvero che la politica e le istituzioni in Calabria siano pienamente libere da influenze mafiose e che i casi Zappalà e Morelli siano casi isolati?
Da il Fatto Quotidiano:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/ndrangheta-domande-avremmo-fatto-scopelliti/176622/
Il Rais è stato sommariamente trucidato dopo essere stato sottoposto ad un barbaro linciaggio dai ribelli; la Libia in mano ai Jihadisti .

Il Rais chiede pietà
Va in onda la barbarie, una torma di volgari miliziani intenta a linciare un uomo ferito alle gambe con il volto insanguinato, che in preda al panico chiede pietà ai suoi aguzzini, quelli che non erroneamente aveva definito “ratti”. Si fa fatica a riconoscere in quell’uomo il fiero Muammar Gheddafi che con il senso prodigioso dello spettacolo con fare insolente scorazzava sul teatro della politica internazionale da 42 anni.

Gheddafi si toglie il sangue dallo'occhio.
Resta il fatto che è morto da martire, l’aveva detto, la sua morte costituisce è l’epilogo di una guerra fomentata da francesi ed inglesi per ragioni strategiche e non filantropiche. E’ stato ucciso, nella sua stessa Sirte dove egli era nato per mano della sua stessa gente. Dal suo popolo quello della Libia «Jamahiriya», governo delle masse, rinunciando a qualsiasi titolo ufficiale. E’ stato il leader della «Jamahiriya» il «qaid», il padre nobile di un popolo riscattato dall’umiliazione del neo-colonialismo che aveva depredato la Libia delle sue risorse durante il periodo monarchico della famiglia degli al-Senussi fin troppo corrotta acquiescente all’imperialismo anglo-americano.

Gheddafi cerca di difendersi
Gheddafi sostenne il più infimo terrorismo (Lockerbie – Ustica), il suo regime non è stato scevro di follie e menzogne, massacri e crudeli repressioni. Lottò strenuamente contro l’occidente neo-colonialista, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Belgio e Spagna, paesi che sino allo scorso anno lo corteggiavano leccandolo per il suo petrolio e i suoi fondi sovrani.
L’occidente anglo-franco-americano gli unici regimi su questo pianeta che, secondo il più profondo senso della radice della loro libertà e della loro autodeterminazione di ispirazione democratica hanno diritto di vita e di morte.
Rimpiangeremo Gheddafi, è stato uno statista, bisogna essere onesti ed ammetterlo, come bisogna anche essere seri ammettendo che l’imposizione (non opzionale) di Monsieur Sarkosì di bombardare Gheddafi è stato quanto di più sciagurato per gli equilibri del Mediterraneo, con il risultato di portare al potere dei fanatici di Allah che, per il momento, hanno interesse ad occultarsi dietro un pugno di voltagabbana che da un giorno all’altro hanno abbandonato Gheddafi professandosi democratici e liberali.
Il Consiglio dei Ministri ha varato una manovra economica che “gronda sangue” . Tra i provvedimenti e le misure con tagli importanti emerge la soppressione delle province con una popolazione inferiore a 300.000 abitanti. Se alle intenzioni dovessero seguire i fatti, il che mi sembra arduo alla fine qualche sedia sarà salvata, con le altre 37 province anche quella di Vibo Valentia, istituita il 6 marzo 1992 su iniziativa del Senatore Antonino Murmura, subirà la soppressione. Neanche il nuovo criterio di ampiezza territoriale salverà la “neonata” provincia che si estende su una superficie di 1.139 km². Il testo del decreto, art. 15, è inflessibile: «A decorrere dalla data di scadenza del mandato amministrativo provinciale in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono soppresse tutte le Province, salvo quelle la cui popolazione rilevata al censimento generale della popolazione del 2011 sia superiore a 300.000 abitanti o la cui superficie complessiva sia superiore a 3.000 chilometri quadrati». Vibo Valentia ed i comuni del vibonese ( 50 ) torneranno a fare parte della provincia di Catanzaro così come Crotone ed i suoi comuni.
A fine legislatura, nell’ Aprile 2013, con De Nisi e l’ amministrazione provinciale tornerebbero a casa consiglieri, assessori, portaborse e tirapiedi, ma soprattutto un nutrito numero di “impiegati” provinciali con un considerevole risparmio per le casse erariali e per noi contribuenti. Con la soppressione della provincia di Vibo Valentia anche la Prefettura, la Questura, la Camera di Commercio, il Provveditorato agli studi ed altre istituzioni provinciali cesseranno la loro attività. Ma da qui al 2013 ne accadranno di cose, non si sa mai… potrebbe anche verificarsi un vertiginoso incremento demografico, il numero è potenza diceva qualcuno.
Mr Barack ha poche ore di tempo per evitare il suicidio economico degli Usa. L’America può fallire? Perchè nessuno crede alla possibilità che il default americano si materializzi? Cosa succederà all’economia globale? Chi c’è dietro le agenzie di rating? Perchè Moody’s può mandare all’aria l’economia di uno Stato Sovrano? Il debito sovrano dell’Italia è sotto attacco?
Il Regno delle due Sicilie terza potenza economica in Europa , dopo l’Inghilterra e la Francia. Le mani del Cavour e dei Savoia sulle ingenti ricchezze borboniche.
Nel 1856 il patrimonio del Regno delle Due Sicilie era stimato in 443,3 Milioni di Lire in oro (wikipedia) , pari al doppio della ricchezza complessiva del resto della penisola italiana. Nella conferenza internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese più industrializzato d’Europa dopo Inghilterra e Francia. Non vi è traccia nei libri di storia del progresso culturale e scientifico allora nel Meridione d’Italia , e che ai tempi del Cavour Piemonte e Lombardia vivevano esclusivamente o quasi esclusivamente di agricoltura, che i lumbard erano considerati i vaccari degli austriaci. Non c’è traccia sui libri di storia che in pianura Padana per via delle malattie dovute alla indigenza ed alle cattive condizioni igieniche il carbonchio e la pellagra facevano migliaia di vittime all’anno. La stessa salute delle casse pubbliche del Piemonte era in crisi dovuta all’indebitamento della politica Cavouriana, ed il Regno dei Savoia era con l’acqua alla gola. Read more »
Si è conclusa la settimana del carnevale nicoterese con la consueta sfilata delle mascherine che ha visto protagonista una nutrita torma di bambini accompagnata dai genitori e dalle maestre. Il corteo delle mascherine si è snodato per le vie della cittadina tirrenica fino a raggiungere la Piazza Garibaldi dove, accompagnati dal ritmo incessante dei tamburi, nell’euforia collettiva, tra i lanci di coriandoli, si sono esibiti in un ballo travolgente i giganti .

Libia in fiamme, fine della pacchia, il sipario si chiude dopo un quarantennio di tirannide tra sfarzi e istrioniche manifestazioni di megalomania spesso cadenti nel grottesco.


Pharao' fall Mubarak
Fonte immagini
NY Times , Wikipedia )